VENEZIA «Mi ritengo fortunata ad essere stata adolescente quando non c’erano i social: da ragazza vivevo il paragone con le mie compagne di classe, di scuola al massimo. Ora il confronto è con tutto il mondo, ti schiaccia». Succede se sei Valeria Solarino, figuriamoci se non lo sei. L’attrice ieri al Lido ha presentato un corto, Imperfetta, diretto da Nicolò Bressan Degli Antoni, che parla proprio di bellezza e dei canoni imposti dai social. Nel film, è la mamma di una ragazza. Ospite di «Che Spettacolo!», intervistata da Sara D’Ascenzo ha raccontato: «Cercare di aderire a un canone di immagine che non è il proprio è molto inquietante». Questo lavoro — presto su Raiplay — ha fatto riflettere l’attrice: «Ho ripensato a quello che scriveva Simone de Beauvoir, secondo cui la donna si è storicamente concentrata sul suo corpo — o sulla casa, che ne è una sorta di estensione — perché non aveva una funzione riconosciuta e quindi diventava un oggetto al posto di essere un soggetto». Succede anche oggi. «Questa cura smodata del corpo non ci sta più portando ad essere soggetti attivi nella società». Ma un’attrice può estraniarsi dalla propria immagine? «Sono stata una sportiva, giocavo a pallacanestro, quindi per me il corpo doveva essere funzionale a quello. Quando ho iniziato a recitare ho dovuto ragionare su quale fosse l’immagine che trasmettevo, ma l’ho sempre vista in relazione a un personaggio».
Solarino: «Sono fortunata a non aver avuto i social da ragazza. Miss Italia? Inutile stabilire chi è la più bella»
L'attrice a Venezia ha presentato «Imperfetta» e a «Che Spettacolo!» ha spiegato quale sia la sua idea di bellezza e il pericolo di cadere negli stereotipi











