La tv ingabbia (se non si sta attenti), il cinema snobba. Pur con un tono tra il serio e il faceto, Lunetta Savino non risparmia strali a Belve: ospite della puntata di martedì 28 giugno, l’attrice lanciata da Medico in famiglia rivendica di avercela fatta da sola, «con le mie gambette». A quanto pare non sarebbe per nulla scontato: «Purtroppo, a volte, le attrici per emergere e avere dei ruoli importanti, essendo brave, hanno dovuto aspettare di essere fidanzate col regista o con il produttore, qualcuno insomma che costruisse il personaggio giusto». Lei invece no: «non ho avuto né padrini né protettori».
Tra gli ostacoli che ha dovuto affrontare spiccano l’essere donna (“Il cinema italiano non dà molto spazio alle donne, la televisione molto di più”) e l’etichetta di caratterista: «Se hai fatto la caratterista ti vedono in quel modo”. Da qui, per esempio, la scelta di lasciare Un medico in famiglia, dove recitava nei panni dell’amata Cettina: “Sono dovuta andare via sennò rischiavo di non uscire più da grembiule e ciabatte». Quando la conduttrice Francesca Fagnani la paragona a Meryl Streep, Lunetta Savino accoglie felice il complimento ma poi chiosa: «Le attrici americane hanno occasioni straordinarie, noi siamo un po’ i parenti poveri». La nostra non esita a fare nomi e cognomi: prima ricorda quando il regista Gabriele Lavia le disse che aveva il profilo del naso adatto per fare Ofelia (“mi sembrò una strana scusa, l’attrice che poi presero non lavora più”), poi svela che Enrico Brignano è un pessimo baciatore sul set: «Il migliore è stato Solfrizzi. E una volta sul set Massimo Ghini ha voluto un bacio bacio…».








