Quello che le donne non dicevano e ora dicono sta dentro la definizione di eteropessimismo coniata dallo studioso di sessualità e sociologia Asa Seresin, poi sfumata in quella più poetica di eterofatalismo. Poco cambia. Il fenomeno studiato e descritto da Seresin in un lungo saggio del 2019 su The New Inquiry «consiste in una disaffezione performativa nei confronti dell’eterosessualità, solitamente espressa sotto forma di rimpianto, imbarazzo o mancanza di speranza nei confronti dell’esperienza etero». Tutto il contrario «della voglia di piacere a chi c’è già o potrà arrivare a stare con noi» disegnata dall’immaginario di Ruggeri e Schiavone.

Il boom dell'eteropessimismo, perché le donne non riescono più a fidarsi degli uomini

Sui social de La Stampa sono centinaia i commenti e le reazioni, ambosessi, che si interrogano su come stanno cambiando, senza però evolversi in meglio, le relazioni eterosessuali. «Le donne oggi sono indipendenti e cercano partnership autentiche, non rapporti di servizio unidirezionali- scrive Lorenza Moscarella -. Il problema nasce quando chiedi supporto reciproco, stima, affetto e rispetto. Molti uomini vanno in crisi perché non sanno offrire queste cose, le sanno solo ricevere (...). Perché accollarmi qualcuno che non sa prendersi cura di sé, emotivamente immaturo nella migliore delle ipotesi e nella peggiore finisce su “mia moglie” come massima espressione di controllo?». «Da uomo e da psicologo mi dispiace doverlo dire ma ricevo molte più donne mentre gli uomini hanno paura di mettersi in discussione – continua Tiziano Cerulli -. Oggi stiamo assistendo a una crisi del maschio che si arrocca su vecchie posizioni patriarcali da una parte o fugge dalle relazioni dall’altra. Ho ricevuto ragazzi di 30/40 anni che non avevano avuto rapporti sessuali perché terrorizzati dal sesso femminile».