Una settimana per mobilitare il mondo. Ma non è bastata. A sette giorni esatti dall’ultima strage – la sesta pesca della stagione alle isole Faroe – la denuncia degli attivisti ambientalisti di Sea Sheperd non riesce ancora a muovere le coscienze e soprattutto le azioni dei governanti locali e della Danimarca, da cui le isole dell’arcipelago situato nel Nord Atlantico dipendono. «La caccia di lunedì scorso alle balene globicefalo ha sterminato 53 delfini, tra cui quattro cuccioli, che si aggiungono ai 520 globicefali già uccisi nelle Isole Faroe quest'anno», denuncia Valentina Crast, direttrice della campagna di Sea Shepherd . L’associazione è stata avvisata della caccia da gruppi di cittadini delle stesse Isole Faroe contrari alla grind o grindadráp – la sanguinosa tecnica di pesca che consiste nello spingere le prede in acque poco profonde –, il che ha consentito all'equipaggio della nave Sea Shepherd di essere presente per documentare le uccisioni con foto e video. Una collaborazione con parte degli isolani che lascia sperare in un progressivo venir meno del sostegno a questa pesca considerata «tradizionale», importata sulle isole dai vichinghi e documentata fin dalla prima metà del 1500.
Sea Shepherd denuncia: altri 53 delfini vittime della pesca "tradizionale" alle isole Faroe
La nuova mattanza è avvenuta una settimana fa, durante la sesta battuta di pesca «grind», che la popolazione locale conduce per catturare i globicefali per usi alimentari nell'arcipelago situato nel Nord Atlantico









