Da due giorni quarantuno persone, soccorse da un barchino malandato, sono bloccate sul mercantile Maridive a cui nessuno vuole dare un porto o assistenza. A denunciarlo è Sea-Watch, che con il suo aereo Sea Bird1, liberato dopo venti giorni di fermo, li ha avvistati sul ponte.
“Abbiamo provato a stabilire un contatto con il mercantile, ma senza successo”, spiegano dall’ong tedesca. I naufraghi erano partiti nei giorni scorsi dalla Libia su un barchino di legno, subito andato in avaria.
Quando il motore si è fermato, sono riusciti a dare l’allarme e chiedere aiuto e il loro Sos era stato poi rilanciato da Alarm phone. A raccoglierlo sarebbe stato il mercantile che, su indicazione del centro di coordinamento e soccorso tunisino, ha raggiunto e salvato i naufraghi. Da allora, né istruzioni, né indicazioni di porto.
La Tunisia, ricordano le ong che lavorano a terra e a mare, non è un porto sicuro. Da due anni, i migranti subsahariani e del Corno sono oggetto di una vera e propria persecuzione. Sulla costa tunisina le condizioni meteo sono pessime, le motovedette farebbero fatica a raggiungere il mercantile e rientrare. Malta e Italia non rispondono. Nel frattempo, a bordo della nave le riserve di cibo iniziano a scarseggiare.







