VENEZIA - È stato definito un film horror, ma è una collocazione di genere che per “La valle dei sorrisi” del regista pugliese Paolo Strippoli è forse un po’ stretta. «Certamente il film nasce dal mio desiderio di esplorare l’horror – dice il regista – non come semplice dispositivo di tensione, ma come spazio simbolico per raccontare la fragilità dell’identità e il bisogno disperato di appartenenza. Nelle mie intenzioni, prima di un film di genere si tratta di un “coming of age” a due punti di vista, quello di un uomo che vuole ritrovare la possibilità di essere padre, e quello di un ragazzo che cerca un punto di riferimento mentre tenta, come qualsiasi adolescente, di affermare la propria identità».

Siamo a Remis, un paesino immaginario nascosto in una valle isolata tra le montagne friulane, nel quale i suoi abitanti sono tutti incredibilmente felici. È qui che arriva un giorno Sergio Rossetti, il nuovo insegnante di educazione fisica della scuola del villaggio, tormentato da un passato misterioso, ed è qui che scoprirà il mistero dell’insolita felicità dei paesani.

Corteo pro Pal, manifestanti aggirano le forze dell'ordine, arrivano in spiaggia e provano a raggiungere il red carpet. Poi la polizia li raggiunge