VENEZIA - Giornata terza non proprio indimenticabile per il Concorso, anche se il “Frankenstein” di Del Toro lascia un buon ricordo, non di più. Rosi di sicuro no, ma era piuttosto prevedibile. Due film che curiosamente, pur nella totale diversità, cercano entrambi il senso dell’eternità.

Partiamo proprio da Napoli, secondo titolo italiano in gara per il Leone, dopo “La grazia” di Sorrentino. Napoli che in realtà nella sua dimensione urbanistica praticamente non si vede, tranne un paio di inquadrature strette.

Vediamo di più il cielo (in verità: le nuvole, da cui il titolo “Sotto le nuvole”), il sottosuolo (la Napoli sotterranea, i ritrovamenti archeologici), il Vesuvio anch’esso in lontananza, in quei panorami grandangolari sul Golfo, ascoltiamo voci di gente popolare, quelle di esperti di statue, quelle sulla famosa eruzione che distrusse Pompei e le altre città, quelle sulle scosse sismiche sempre più frequenti ai Campi Flegrei. L’intento di Gianfranco Rosi sembra essere quello di superare la concezione del tempo, in una sorta di concetto di “eterno”: non è un caso che questa “sospensione” venga evocata troppe volte, per raccontare la Storia (la funzione dei reperti) e la Geografia di un luogo che palpita di continue contraddizioni, cercando di superare il pericolo di uno sguardo ormai banale, come capita a questo tipo di città.