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Dopo i dazi Usa, l'India si rivolge all'ex nemico cinese. Che ha già "conquistato" la Russia

Due ragioni principali spiegano perché il summit euroasiatico di questo fine settimana a Tianjin in Cina proporrà con prospettive di successo un'esplicita alternativa al mondo attuale tuttora egemonizzato dagli Stati Uniti. La prima è la crescente inquietudine generata nel mondo dalla caotica politica estera del presidente Donald Trump: Xi Jinping si trova offerta su un piatto d'argento l'opportunità di offrire una poco raccomandabile stabilità a un mondo che vede dinamitate alla base dal suo stesso beneficiario numero uno certezze vecchie di ottant'anni. La seconda è la demolizione, attuata per paradosso dal leader della storica potenza capitalistica egemone del pianeta, del sistema basato sul libero scambio globale.

A Tianjin Trump non ci sarà. Ma saranno presenti i leader di tre dei più grandi Paesi del mondo: oltre al cinese Xi, Vladimir Putin per la Russia e Narendra Modi per l'India. E parleranno principalmente di lui. Soprattutto della sua politica dei dazi che scuote gli equilibri economici mondiali, e che in questi ultimi giorni sta dimostrando di poter sconvolgere anche quelli geostrategici.