Nell’estate del 2020 soldati cinesi e indiani si massacrarono in una battaglia sul confine himalayano. Lasciarono sul terreno conteso decine di morti, combattendo con bastoni, mazze chiodate e pietre, anche a mani nude per annegarsi reciprocamente in un torrente: l’unica intesa stabile trovata tra le parti in un contenzioso che dura da settant’anni, fu siglata nel 1996 e ha proibito l’uso di armi da fuoco tra le pattuglie schierate negli avamposti, per evitare un’escalation tra le due potenze nucleari. Non sono quindi frasi di poco conto quelle che si sono scambiati ieri Xi Jinping e Narendra Modi. Il presidente cinese ha detto che i due Paesi «debbono essere partner piuttosto che rivali e offrirsi l’un l’altro opportunità di sviluppo e non minacce». Xi ha elargito anche una delle sue frasi tra il retorico e il poetico, sostenendo che «la scelta giusta ora è di essere buoni vicini e amici, compagni nella ricerca del successo attraverso una danza del drago e dell’elefante» (le grandi creature simboliche dei due Paesi, ndr).
Vertice in Cina, Modi ospite d’onore del Sud globale. Delhi e Pechino più vicine
Dal summit iniziato ieri, l’intesa tra i due giganti, che fino a poco tempo fa erano nemici











