Il viaggio del presidente indiano Modi a Shanghai, in occasione del vertice dell’omonima Organizzazione per la Cooperazione di cui fa parte tra gli altri, oltre all’India e alla Cina, anche la Russia, non cambierà le sorti della trattativa, tuttora in corso, tra Delhi e Washington sui dazi.
Trump ha appena deciso di rifilare all’India tariffe del 50%, ripartite in due parti, la prima una secondo una logica strettamente commerciale e l’altra in prospettiva punitiva per l’acquisto del petrolio russo sotto sanzioni. Ma si tratta solo di un passaggio in un lungo tira e molla che dura da febbraio perché alla fine converrà arrivare a un accordo, una via di mezzo che sia più conveniente alle esigenze di entrambi. Così come è convenuto a entrambi tirarla per le lunghe, specie al presidente indiano che non vuole mostrare cedimenti in particolare di fronte alle proteste interne del settore agricolo e lattiero-caseario. Anche il viaggio in Cina, nel cuore pulsante del vicino più problematico, è in un certo senso un passaggio della discussione, perché arriva con una tempistica perfetta, giusto appena dopo la decisione di Trump sulle tariffe e nel bel mezzo dei difficili preliminari tra Russia e Stati Uniti per dare il via alla trattativa sulla pace in Ucraina.













