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27 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 14:34

Dopo cinque cicli di negoziati falliti, entrano in vigore i dazi del 50% imposti dal presidente Usa, Donald Trump, sulla maggior parte delle importazioni statunitensi dall’India, punizione per gli acquisti di petrolio russo a prezzi scontati per le raffinerie indiane. Si tratta di una delle tariffe più alte a livello globale. Dall’invasione dell’Ucraina la dipendenza dell’India dal petrolio di Mosca è aumentata, tanto che Nuova Delhi è diventata il principale importatore del greggio russo. Se prima questo rappresentava una minima parte di quello proveniente dall’estero, ad oggi copre il 45% del fabbisogno nazionale indiano. Tanto strategico che, di fronte alla scelta tra le importazioni di greggio russo e le esportazioni in Usa, Nuova Delhi ha salvato le prime. Annunciati agli inizi di agosto dalla Casa Bianca, che aveva già imposto dazi del 25% sui prodotti indiani, le nuove tariffe riguardano settori chiave dell’export di Nuova Delhi come tessuti, gemme e gioielli (per cui gli Usa rappresentano un terzo delle esportazioni), ma anche calzature, prodotti chimici e mobili. Il rischio è di infliggere danni significativi all’economia dell’India, per cui gli Stati Uniti sono il principale partner commerciale. Ad oggi, però, la maggior parte delle esportazioni verso gli Stati Uniti sono soggette a dazi elevati. Misure tanto rigide non sono state prese neppure nei confronti della Cina, altro importante acquirente di Mosca. Fa riflettere, inoltre, che questo avvenga proprio nei giorni in cui il Wall Street Journal rivela dei colloqui segreti tra il colosso petrolifero statunitense Exxon e il gruppo russo Rosneft con l’obiettivo di riprendere gli affari, sfruttando i giacimenti russi. Cosa farà l’India? Inevitabile, secondo gli osservatori, un rafforzamento dei rapporti con Mosca e Pechino.