Idazi del 50% imposti da Donald Trump all'India sono entrati in vigore poche settimane dopo che il presidente degli Stati Uniti ha emanato un ordine esecutivo che colpisce il Paese asiatico con una sanzione aggiuntiva del 25% sugli acquisti di petrolio e armi russe.
Questo rende l'India, uno dei partner più forti degli Stati Uniti nell'Indo-Pacifico, uno dei paesi che pagano i dazi più alti al mondo. Ciò potrebbe infliggere un duro colpo alle esportazioni e alla crescita della quinta economia mondiale – spiegano gli analisti economici della Bbc – dato che fino a poco tempo fa gli Stati Uniti erano il principale partner commerciale dell'India.
La battuta d'arresto tariffaria ha costretto il governo indiano ad attivarsi per arginare la situazione. All'inizio di questo mese, il primo ministro indiano Narendra Modi ha promesso di ridurre le tasse per mitigarne l'impatto economico. Ha anche fatto appello all'autosufficienza interna. Modi ha esortato i piccoli negozianti e le piccole imprese a esporre cartelli con la scritta Swadeshi o Made in India fuori dai loro negozi.
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«Dobbiamo diventare autosufficienti, non per disperazione, ma per orgoglio – ha affermato – L'egoismo economico è in aumento a livello globale e non dobbiamo stare seduti a lamentarci delle nostre difficoltà, dobbiamo superarle e non permettere agli altri di tenerci nelle loro grinfie».











