Server stranieri, siti criptati e connessioni anonime.

Sono gli ostacoli che gli investigatori della polizia Postale devono aggirare per risalire a chi pubblica sul web testi e foto illeciti, come negli ultimi casi di scatti rubati anche ad attrici, influencer e politiche e poi pubblicati senza consenso su alcuni siti sessisti. L'obiettivo è risalire a chi gestiva quelle pagine e anche a chi ha postato commenti offensivi.

"Ogni volta si incontrano diverse difficoltà - spiega il vice questore aggiunto della polizia di Stato, Giancarlo Gennaro - In alcuni casi le foto sono caricate su piattaforme criptate oppure i server si trovano all'estero e utilizzano servizi di anonimizzazione. In questi casi la nostra attività diventa più complessa: ci mettono i bastoni fra le ruote". Il lavoro investigativo si complica quando ci si trova di fronte a piattaforme "poco collaborative". In questi casi si cerca di stanare i responsabili utilizzando anche "fonti aperte".

"La polizia Postale può arrivare a chi c'è dietro, anche all'estero, con una delega dell'autorità giudiziaria - prosegue Gennaro - quando le piattaforme sono collaborative è più semplice avere informazioni sui siti, se i server sono criptati oppure sono all'estero il nostro lavoro è più complesso. A volte, sapendo di caricare materiale illecito, non danno informazioni alle forze di polizia e cercano di mantenere l'anonimato". Un fenomeno in crescita negli ultimi anni e che rende più complesse le attività d'indagine. "Si stanno diffondendo sempre più strumenti per oscurare la propria connessione internet - osserva Gennaro -. Negli ultimi anni in rete si trovano addirittura dei veri e propri tutorial e con estrema semplicità si può ottenere una connessione senza lasciar traccia".