Roma, 28 ago. (askanews) – Enormi nuvole di fumo nero seguono i bombardamenti israeliani alla periferia di Gaza City, mentre Israele intensifica le operazioni per conquistare la città più grande del territorio. Aya Daher, sfollata dal distretto Zeitoun di Gaza City:
“Lancio un appello ai Paesi affinché siano al nostro fianco e ci aiutino. Dove possiamo andare? Siamo fermi qui a Gaza City e non me ne sono andata da quando è iniziata la guerra”.
“Vogliamo un cessate il fuoco, vogliamo la pace. Vogliamo vivere in pace”, aggiunge Maysar aò-Dahdouh, gazawa sfollata.
Una dichiarazione congiunta sottoscritta mercoledì da 14 dei 15 membri del Consiglio di Sicurezza Onu ha chiesto a Israele di fermare l’ulteriore espansione della sua operazione militare a Gaza e di eliminare le barriere che impediscono l’afflusso di aiuti nella Striscia.
La dichiarazione, che non è stata sottoscritta dagli Stati Uniti, avverte che l’uso della fame come arma di guerra è vietato dal diritto internazionale e ha dato il suo sostegno al rapporto IPC (Integrated Food Security Phase Classification Initiative), strumento di monitoraggio della fame, che punta il dito contro la carestia causata dall’uomo a Gaza.












