L’assedio a Gaza è ormai iniziato. Dalla notte tra lunedì e martedì, la “capitale” della Striscia è sottoposta al fuoco incessante dell’artiglieria, degli aerei, delle navi e dei droni. Mentre via terra, la fanteria israeliana avanza insieme ai carri armati, ai blindati e ai bulldozer. Un assalto finale che ha già fatto circa 106 morti in tutta la Striscia. Un modo per costringere le ultime migliaia di miliziani di Hamas alla resa, a rilasciare tutti gli ostaggi e a deporre le armi.

Secondo le Israel defense forces, lo Stato ebraico controlla già il 40% della città. E alle prime luci dell’alba, Israel Katz, il ministro della Difesa, aveva lanciato un messaggio molto chiaro. «Gaza sta bruciando - aveva detto - l'Idf sta colpendo con pugno di ferro le infrastrutture terroristiche e i soldati dell'Idf stanno combattendo coraggiosamente per creare le condizioni per il rilascio degli ostaggi e la sconfitta di Hamas». Ma se il rapporto di forze è tutto sbilanciato vero l’esercito israeliano, gli esperti e i funzionari delle forze armate hanno già messo in guardia sia il governo che l’opinione pubblica. L’occupazione di Gaza può essere lunga, logorante e mettere a rischio la vita dei soldati e degli ostaggi. Il capo di Stato maggiore, il generale Eyal Zamir, che da ieri è in prima linea insieme alle truppe impiegate nell’assedio, lo aveva già chiarito durante i vari incontri con il premier Benjamin Netanyahu e con i membri del gabinetto di sicurezza. E ieri, il portavoce dell’Idf, Effie Defrin, ha ribadito quello che da tempo è il pensiero dei vertici militari. «Agiremo finché gli obiettivi di guerra non saranno raggiunti. Non abbiamo limiti di tempo», ha dichiarato il funzionario. E alla fine, lo stesso Defrin ha ammesso le stime dell’esercito parlando di «diversi mesi per mettere in sicurezza la città e i suoi centri di gravità, e altri mesi per sgomberare completamente la città a causa delle infrastrutture profonde e radicate».