Niente più «pause tattiche umanitarie». Per l’esercito israeliano la città di Gaza è ormai tutta una «zona di combattimento pericolosa». E per questo motivo, da ieri sono stati interrotti anche gli stop alle ostilità che ogni giorno, dalle 10 alle 20, agevolavano la distribuzione degli aiuti. Il segnale è chiaro: l’offensiva sta prendendo forma. «Non stiamo aspettando. Abbiamo iniziato le prime fasi dell’attacco contro Gaza City» ha avvertito ieri il portavoce in lingua araba dell’Idf, Avichay Adraee. E sul campo la situazione si fa ogni giorno più difficile. I droni colpiscono ovunque. Colonne di fumo si innalzano da tutte le zone della città. L’Idf sta demolendo più edifici possibile, per permettere alle truppe di avanzare rapidamente. Secondo l’emittente Kan, tra dieci giorni potrebbe iniziare la prima grande evacuazione. E ieri, da Hamas è arrivata una nuova minaccia contro Israele. L’offensiva su Gaza «sarà devastante per la sua leadership politica e militare» ha detto Abu Obeida, portavoce delle Brigate Qassam, «l’esercito nemico pagherà il prezzo con il sangue dei suoi soldati».
E il funzionario del gruppo ha avvertito anche che «gli ostaggi israeliani saranno con i miliziani nelle aree di combattimento alle stesse condizioni di rischio». Il messaggio di Hamas non lascia dubbi. E la possibilità che l’invasione si riveli una trappola per i soldati dell’Idf e metta a rischio la vita dei rapiti è stata da tempo presa in considerazione dai vertici israeliani. Il capo di stato maggiore, il generale Eyal Zamir, lo ha espresso chiaramente anche a Benjamin Netanyahu. Ma il primo ministro sembra ormai convinto del suo piano. A maggior ragione dopo il recupero del corpo dell’ostaggio Ilan Weiss (ucciso il 7 ottobre 2023 nel kibbutz Be'eri) insieme ai resti di un secondo rapito il cui nome non è stato però reso pubblico. Israele «non avrà pace finché tutti gli ostaggi non saranno restituiti, vivi e morti» ha detto il premier. E per Netanyahu, l’unica strada percorribile è quella di costringere Hamas alla resa. Una scelta che ha spaccato l’opinione pubblica ma anche gli apparati dello Stato ebraico.












