“Non prendiamo lezioni sul soccorso in mare, la legalità e la lotta ai trafficanti di esseri umani da Piantedosi e da chiunque abbia liberato un criminale contro l’umanità come Almasri o sostenga la cosiddetta guardia costiera libica che spara contro le navi umanitarie”.

A ventiquattro ore dal post con cui il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha rivendicato il fermo della nave Mediterranea, arrivata a Trapani disobbebendo all’ordine di raggiungere Genova, e l’assoluta esclusiva sul soccorso in mare, tacendo su attacchi, minacce e spari della Guardia Costiera libica, l’ong italiana – annuncia la presidente Laura Marmorale – risponde con un esposto.

L’esposto depositato a Trapani

Lo firmano il capomissione Beppe Caccia e il comandante Pavel Botica e chiede espressamente alla procura di Trapani di indagare sulle intimidazioni ricevute, identificare i miliziani libici e procedere contro di loro anche per le torture e il tentato omicidio dei naufraghi che l’equipaggio ha soccorso fra le onde, come per le innumerevoli violazioni del diritto internazionale. Nel documento di 15 pagine, che Repubblica ha avuto modo di visionare, si ricostruiscono in dettaglio le intimidazioni ricevute fin da quando la nave è arrivata nelle acque internazionali intorno alla Libia.