Finirà ancora a tarallucci e vino: una nuova sede, un passaggino istituzionale per tenere calmi gli animi, un nuovo nome con cui edulcorare la pillola, magari una serie di lavori di ristrutturazione a carico della collettività. Ma alla fine il centro sociale Leoncavallo di Milano, sgomberato giovedì dalle forze dell’ordine dopo 133 visite a vuoto dell’ufficiale giudiziario e 50 annidi occupazione abusiva tollerata e coccolata dai sindaci di sinistra, tornerà più vivo che mai e più che mai motivato a fare sentire il suo grido di battaglia in difesa del «diritto all’arte sovversiva contro l’espropriazione dei patrimoni pubblici autogestiti»... almeno, l’intenzione è questa.
Commercialisti vicini al centro sociale sono infatti al lavoro per trovare la quadra. E la strada sarebbe già stata individuata, come anticipato dal Giorno e confermato dagli avvocati. Sul tavolo c’è l’ipotesi di trasferire il centro sociale in via San Dionigi 117/A, stradone trafficatissimo a sud del Corvetto e a due passi dalle anime pie dell’abbazia di Chiaravalle.
STEFANO ZECCHI E IL LEONCAVALLO: "PER LORO LA VERA RIVOLUZIONE ERA PAGARE L'AFFITTO"
Compagni, a raccolta! Dopo lo sgombero del Leoncavallo è partito il processo di santificazione del centro sociale...














