MILANO – «Chi si illudeva che la vicenda del Leoncavallo si sarebbe chiusa con l’occupazione militare dello spazio è uno stolto». A meno di due mesi dallo sgombero dello storico centro sociale milanese, il Leoncavallo torna a promettere battaglia. E lo fa con un «documento politico», come lo hanno definito gli stessi militanti, pubblicato ieri sulle pagine social del Leoncavallo.
Già il titolo del comunicato, «Il Leoncavallo alla città per 50 anni ancora», fa capire che la storia del centro sociale, almeno nelle intenzioni di chi lo frequentava, non è ancora arrivata all’ultima pagina. Resta però da capire con quali modalità e, soprattutto, in quali spazi autogestiti. Che, per i militanti del Leonka, non possono che essere gli storici spazi di via Watteau.
Non sembra infatti aver colto nel segno il bando comunale per la nuova sede del centro sociale: pochi giorni dopo lo sgombero, Palazzo Marino aveva avviato una procedura pubblica per raccogliere manifestazioni di interesse relative alla riqualificazione di un immobile di proprietà comunale in via San Dionigi, in zona Corvetta. Si tratta però di uno spazio abbandonato, che necessita di importanti interventi di bonifica che il Leoncavallo non può permettersi.






