Finalmente, dopo oltre 30 anni, il Leoncavallo è stato sgomberato e l’immobile di via Watteau a Milano restituito ai legittimi proprietari. Il governo Meloni e, in particolare, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi l’avevano promesso: tolleranza zero verso chi occupa illegalmente. Dopo l’approvazione del nuovo decreto sicurezza, il Viminale ha voluto dare un segnale forte, ripristinando la legalità nel centro sociale più famoso d’Italia. Ma la strada da fare è ancora tanta.

Solo nel capoluogo lombardo, gli spazi occupati da centri sociali e antagonisti vari sono molti. Il più famoso, dopo il Leonka, è Il Cantiere. Vicino a compiere 25 anni, il centro sociale ha la sua base nella palazzina in viale Monte Rosa 84, occupata nel 2001 dai collettivi studenteschi meneghini impegnati a organizzare le contestazioni per il G8 di Genova. Da allora lo stabile è in ostaggio: a fine maggio il Tribunale civile di Milano ha stabilito che non sussistono le condizioni per la procedura di sfratto d’urgenza, in barba alla nuova proprietà che nel marzo 2024 ha acquistato l’immobile per quasi 2 milioni di euro. A dormire sogni tranquilli è anche il Labretta: la prima occupazione risale a 12 anni fa in piazza Ferravilla, poi via Cornalia, via Canzio, via Val Bogna e via Edolo. Un lungo tira e molla fra occupanti e polizia risolto dal Comune di Milano che ha deciso di “legalizzare” gli abusivi, assegnandogli uno spazio di 300 metri quadri in via Rizzoli.