Nei primi cento giorni di pontificato Leone XIV ha ricevuto tutti i capi dicastero vaticani - spesso accompagnati dalle gerarchie inferiori dei singoli ministeri - e ha ascoltato in silenzio le loro lagnanze, i desiderata, analizzato i problemi irrisolti e le questioni più spinose ereditate dal predecessore. Non solo, il Papa ha ricevuto anche moltissimi esponenti del Sacro Collegio che a tutt’oggi non hanno più incarichi nel governo centrale della Chiesa, taluni pensionati anticipatamente da Bergoglio, altri platealmente cacciati. È quest’ultimo il caso del cardinale statunitense (come Prevost) Raymond Leo Burke, uno dei principali esponenti dell’ala conservatrice della Chiesa e tra i più acerrimi oppositori di Francesco, che Leone ha incontrato in udienza privata venerdì 22 agosto. All’ex prefetto del Tribunale della Segnatura Apostolica Bergoglio aveva riservato negli anni un trattamento tutto speciale: pensionamento anticipato, sfratto esecutivo dall’appartamento di rappresentanza a Roma giungendo addirittura a togliergli il c.d. “piatto cardinalizio”, cioè lo stipendio mensile percepito dai porporati.
Leone XIV vede Burke. E il nemico conservatore di Bergoglio chiede il ripristino della messa in latino
Nei primi cento giorni di pontificato Leone XIV ha ricevuto tutti i capi dicastero vaticani - spesso accompagnati dalle gerarchie inferiori dei singol...







