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Lorenzo Cremonesi

Mosca approfitta del periodo prima delle piogge per occupare il massimo del territorio, convinta che resterà suo quando si dovesse trattare la tregua

Avanzate per una manciata di chilometri di piccoli gruppi di soldati, marce nei boschi, pattuglie nascoste nelle cantine delle case, cellulari e mini-droni: cambia veloce la guerra in Donbass. «Non si combatte più soltanto dalle trincee, le artiglierie contano di meno, dominano i droni e le unità di fanteria, che ancora approfittano del fogliame fitto dell’estate», ci racconta un ufficiale ucraino che si muove tra le aree del fronte di Chasiv Yar. In tre anni e mezzo siamo passati dallo scontro convenzionale tra fanti trincerati, cannoni e tank, a questo duello tra iniziative individuali di sergenti e capitani sul campo, resistenza fisica e utilizzo delle nuove tecnologie.

La novità sbandierata dallo Stato maggiore di Kiev, pur con inevitabile intento propagandistico, è che l’offensiva lanciata dai comandi di Mosca il 4 agosto sarebbe stata sconfitta. Secondo il capo di Stato maggiore ucraino, generale Oleksandr Syrsky, i rinforzi inviati nelle campagne tra Pokrovsk e Dobropillya, sarebbero riuscite a fermare le infiltrazioni. «Vediamo anche dai toni dei social militari russi che i messaggi trionfanti di qualche giorno fa si sono trasformati in lamenti». Syrsky segnala che in due settimane i corpi scelti russi avrebbero perso oltre 1.000 uomini e soltanto negli ultimi tre giorni 206 uccisi, oltre alla distruzione di 3 tank, altrettanti blindati, 12 cannoni, 35 droni, 24 tra auto e moto. Non è chiaro a quanto ammontino le perdite ucraine, probabile che anche le loro siano ingenti.