All'indomani di una delle giornate più sanguinose dall'inizio dell'anno, in Ucraina sembra ormai chiaro che il raid aereo di metà aprile (almeno 17 morti e oltre 100 feriti tra Kiev, Dnipro e Odessa) è stato solo l'anteprima dell'offensiva di primavera di Mosca.
L'obiettivo strategico di Vladimir Putin rimane il solito: coqnuistare entro settembre il Donbass, e a questo punto prenderlo con le maniere forti.
Prenderlo con le buone - con la diplomazia - sarebbe naturalmente il sogno nemmeno troppo segreto del Cremlino, tanto più che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha fatto persino sapere di essere pronto a incontrare di persona lo zar in Turchia. Ma sulla cessione del Donbass è inutile sprecare il fiato: margine non ce n'è.
"Impossibile - ha messo le mani avanti anche oggi il ministro degli Esteri Andriy Sybiga - L'Ucraina non accetterà mai alcuna iniziativa a scapito della nostra integrità territoriale e della nostra sovranità. Questo è il nostro approccio". Il suo omologo russo Serghei Lavrov indirettamente ha confermato che il punto è un punto morto: "Al momento non ci sono iniziative concrete per risolvere la crisi ucraina", ha riconosciuto, implicando però che l'obiettivo resta quello.






