Alberto Nagel ha chiamato il mercato, e il mercato ha risposto. Con una sonora bocciatura. L'offerta pubblica di scambio di Mediobanca su Banca Generali, nata per provare a contrastare l'Ops lanciata da Mps sulla stessa Piazzetta Cuccia, non ha passato il vaglio dell'assemblea. I soci di Mediobanca ha bocciato l'offerta pubblica su Banca Generali. I voti favorevoli all'operazione si sono fermati al 35%, quello contrari sono stati pari al 10% e gli astenuti al 32% del capitale. Ben sette punti di distacco. A ben vedere lo stesso esito che si sarebbe registrato, secondo le indiscrezioni di quei giorni, se l'assemblea si fosse tenuta, come inizialmente programmato, il 16 giugno. In due mesi non è accaduto nulla in grado di mettere in dubbio il giudizio degli azionisti di Mediobanca. A questo punto lo scambio tra la quota delle Assicurazioni Generali detenuta da Mediobanca (un pacchetto del 13,1 per cento) e il 51 per cento di Banca Generali posseduto dal Leone di Trieste, esce di scena.

La nota di Mediobanca diffusa dopo l'assemblea, ha spiegato che per l'assise è stato depositato il 78% del capitale. I soci, come detto, hanno respinto la proposta del consiglio in merito all'autorizzazione per dare esecuzione all'offerta pubblica di scambio su Banca Generali. I voti favorevoli sono stati pari al 35% del capitale sociale, rappresentato per il 25% da investitori istituzionali e per il 10% da investitori privati. Contrario il 10%, tra cui il gruppo Caltagirone, mentre gli astenuti hanno toccato il 32% del capitale, di cui il 20% Delfin, 5% le Casse previdenziali italiane (Enasarco, Enpam, Forense), 3% investitori istituzionali (Amundi, Anima, Tages), 2% Edizione Holding, 2% Unicredit. Mediobanca, preso atto dell'esito dell'assemblea, ha dichiarato decaduta l'offerta su Banca Generali.