L’operazione difensiva di Alberto Nagel per resistere all’assalto del Montepaschi si è fermata contro il muro dei soci. Giovedì mattina l’assemblea di Mediobanca ha bocciato l’offerta pubblica di scambio su Banca Generali: solo il 35% del capitale presente (il 78% del totale) ha votato a favore, a fronte di un 10% contrario e di un pesante 32% di astenuti, decisivi per affossare il progetto. Che avrebbe reso Piazzetta Cuccia meno scalabile e meno appetibile per i grandi soci Caltagirone e Delfin, che attraverso Mps stanno conducendo in parallelo, con il sostegno del governo Meloni, un’offerta sulla stessa Mediobanca per conquistare Generali. Ambita cassaforte che custodisce centinaia di miliardi di risparmi e titoli di Stato.

In caso di via libera dei soci, la partecipazione pari al 13% del Leone di Trieste che è in pancia alla merchant bank milanese sarebbe stata scambiata con il controllo di Banca Generali, rescindendo il cordone ombelicale che unisce il colosso assicurativo e Piazzetta Cuccia.

A dire no in modo compatto è stato ovviamente il gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone, forte del suo 9,9%. Ma a pesare ancor di più è stata la scelta di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio guidata da Francesco Milleri, che con il suo 19,8% si è astenuta. E che nei giorni scorsi ha ottenuto dalla Bce il via libera a salire al 19,9% di Mps, anticipando così l’effetto tecnico che si avrà se la partita che agita il sistema finanziario italiano avrà successo.