«Pippo Baudo e la politica» è stato un altro capitolo della vita del conduttore e autore del piccolo schermo. La cosa pubblica lo ha corteggiato e il Pippo italiano ha quasi sempre declinato. L’Unione di Prodi gli chiese di correre nella sua Sicilia come candidato a Palazzo d’Orleans e lui scosse la testa. E la stessa cosa succederà qualche anno più tardi quando sarà il Partito democratico a bussare alla sua porta. Ancora una volta no.

Sia come sia, il momento di massima fascinazione per la politica avviene nel 2001. L’Italia è in preda al bipolarismo muscolare che vede da una parte il centrodestra di Silvio Berlusconi e dall’altra il centrosinistra guidato da Francesco Rutelli. In quel contesto c’è però un nucleo di ex democristiani che non accettano di dover scegliere tra le due coalizioni e si mettono in testa di voler far nascere una sorta di terzo cartello che si chiama Democrazia Europea. Fra i registi dell’operazione ci sono Sergio D’Antoni, già segretario della Cisl, Ortensio Zecchino e uno dei cavalli di razza di Piazza del Gesù, vale a dire il senatore a vita Giulio Andreotti. Baudo viene coinvolto in questo progetto dall’amico D’Antoni. Katia Ricciarelli, moglie e compagna di vita di Baudo, è candidata alla Camera in Umbria e nelle Marche.