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Ultimo aggiornamento: 7:55
di Stefano Maciocchi
Molti della mia generazione – quelli nati negli anni Sessanta per intenderci – non erano appassionati alla televisione di Pippo Baudo. Per noi era un presentatore “vecchio“, preferivamo “L’altra domenica” di Arbore e “Blitz” di Minà alla sua “Domenica In”. Credo di essere uno dei pochi italiani a non aver mai visto nemmeno una puntata della serie di “Fantastico“. Avevo venti anni e il sabato sera uscivo con gli amici.
Insomma i suoi programmi, che ricalcavano lo stile del varietà più classico, con i balletti, il comico di turno, la giovane soubrette e l’intervista al politico, apparivano datati e stantii. Questi ragionamenti deve aver fatto il presidente della Rai di allora, Manca, in quota Psi, che definì i suoi programmi “nazional-popolari” in senso dispregiativo, come lui stesso ebbe a sottolineare. Baudo se la prese e rispose piccato in diretta nella sua “Domenica In”. Fu il preludio della fine, momentanea, del rapporto tra Baudo e la Rai.











