Al pur bravissimo, inesauribile, poliedrico Pippo Baudo, «una persona gentile - ha scritto di lui Walter Veltroni, che di tv capisce forse ben più di politica che pure gli ha dato molto, ma non tutto quello che meritava, francamente - che entrava nelle case senza far rumore, che sapeva fare televisione e spettacolo senza gridare», non è riuscito ciò che fu possibile invece nel cinema a Greta Garbo e lo è tuttora, per la televisione e la canzone, a Mina. Che a 85 annidi età, quattro in meno di quanti ne avesse compiuti il mio amico Pippo il 7 giugno scorso, riesce a incuriosire e piacere al pubblico per la bravura con la quale gestisce il suo ritiro, non solo la sua vecchiaia.
Il ritiro dalla scena è stato vissuto da Pippo con sofferenza, anche fisica. Walter Veltroni, sempre lui, ha raccontato sul Corriere della Sera di aver sentito dire qualche anno fa a Pippo, da lui richiesto come vedesse il futuro: «Domanda difficilissima che, fortunatamente, non mi pongo perché, guardando l’età, guardando il calendario e i giorni che passano, dico: che succede? Quando arriva?». E Walter ha concluso con una sofferenza partecipe e liberatoria insieme, con sapienza di scrittore e di giornalista restituitoci dal Pd: «È arrivata, purtroppo». A proposito della politica, Baudo non è stato certo un agnostico: uno tutto spettacolo, studio televisivo, teatro, musica, scherzo, divertimento. È stato un figlio, diciamo così, della balena bianca, cioè della Democrazia Cristiana, con le sue correnti più o meno stabili.













