Quando risponde al telefono Paolo Cirino Pomicino ha un filo di voce perché ha perso l’amico Pippo: Pippo Baudo da Millitello in val di Catania, volto storico della televisione italiana ma anche «leader politico» dice l’ex democristiano. Hanno condiviso la malattia quasi per caso. Così da rafforzare un rapporto che è nato anni addietro. Nel segno del centrismo democristiano. «L’amicizia con Pippo risale ai tempi antichi. Pippo era un democristiano di ferro. Eppure in questi due anni di malattia ho visto un Pippo diverso».
Ce lo racconti.
«Ho visto un uomo di successo e assai popolare nella difficile condizione umana in cui ci ritroviamo noi ammalati. Il caso ha voluto che fossimo nella stessa condizione nel medesimo periodo. Ecco, era un Pippo in difficoltà umana che non era più sul proscenio della televisione e che al contrario da come si può pensare soffriva come soffrivo io. Con una dimensione umana ancora più in risalto di quando era in prima linea sul piccolo schermo».
Eravate nelle stessa struttura?
«No, in ospedali diversi. Ma ci sentivamo continuamente scambiandoci il bollettino quotidiano. Tutto questo succedeva quasi ogni giorno. E quando non eravamo noi a sentirci lo facevamo mia moglie Lucia e Dina, l’assistente che è stata vicina a Pippo come una figlia. La nostra amicizia si è rafforzata nella sofferenza, perché la sofferenza unisce le coscienze. E mi ha colpito la sua reazione alla malattia».













