La sinistra scopre che le donne votano anche a destra. Che ne fanno proprie le parole d’ordine. Che non tutte le donne considerano i vincoli familiari una gabbia. Che non tutte le donne scelgono come nemico il maschio bianco patriarcale o vedono nel fare figli un limite. Non solo, molte di loro si domandano se non sia il caso di cercare il patriarcato non negli slogan dei cortei neofemministi bensì in quelle società dove la religione viene letta in modo regressivo e umiliante per le donne che, in omaggio a teocrazie dispotiche, devono stare un passo indietro rispetto agli uomini. È una presa d’atto che ha prodotto articoli come quello di Francesca Santolini su La Stampa di qualche giorno fa (Donne, l’altra metà dell’ultradestra) in cui l’autrice mette da parte l’ecofascismo per randellare a modo suo un altro aspetto del vento reazionario che a suo dire minaccia i diritti.

Il succo del discorso è il seguente: la sinistra sbaglia a leggere il protagonismo femminile a destra come un megafono del patriarcato. Alla buon’ora. Ma secondo Santolini dove ci portano dunque le leader donne delle nuove destre europee, leader che hanno travolto i paradigmi convenzionali sulla donna di destra tutta casa e salotti bene, donne come Giorgia Meloni, Marine Le Pen e Alice Weidel? A quello che la sociologa Sara Farris definisce “femonazionalismo”. Si tratterebbe di un altro tipo di femminismo incentrato su maternità, identità nazionale e ordine sociale. Temi affrontati dalle stesse intellettuali di destra in un convegno dello scorso inverno da cui è nato il libro L’altro femminismo (edizioni Eclettica). Ovviamente tutto ciò è visto a sinistra come un pericolo ma nello stesso tempo come un fenomeno cui la retorica femminista old style non sa dare risposte. Il tentativo che si incardina è dunque quello di ridicolizzare la tendenza, accostandola al fenomeno social delle “tradwives”, cioè mogli tradizionali che spiegano sul web quanto è bello fare le casalinghe. O ancora si tenta di leggere dietro le righe di questo femminismo differente la volontà di legittimare gli istinti razzisti quando si critica il trattamento riservato alle donne in alcune società islamiche.