Nei giorni scorsi, parlando degli omicidi delle donne per mano degli uomini, Eugenia Roccella ha invitato a guardare il fenomeno pure dal lato opposto: «Ogni donna che viene uccisa è troppo, ma bisogna anche fare l’inverso: ogni donna che non viene uccisa è un fatto positivo». In molti l’hanno letta così: secondo Roccella, le donne dovrebbero ringraziare di essere vive. Da allora, sul web, le accuse nei suoi confronti non si contano.
Ministro, cosa voleva dire con quella frase?
«Come sa chiunque abbia ascoltato l’intervento o anche letto le agenzie di stampa, stavo parlando dei numeri forniti dal Viminale sui primi nove mesi di quest’anno, che rispetto allo stesso periodo del 2024 vedono un calo dell’8 per cento delle donne uccise dal partner o dall’ex partner e un calo del 24 per cento delle donne vittime di delitti in ambito familiare e affettivo. Dobbiamo attaccare il governo per questi risultati?».
Lei è soddisfatta?
«È chiaro che il nostro obiettivo ideale è arrivare a zero femminicidi, ma il fatto che gli strumenti che abbiamo messo in campo abbiano avuto i primi effetti positivi è incoraggiante, significa che siamo sulla strada giusta. Non mi sembra un concetto difficile da comprendere e da condividere: ogni donna uccisa è una vittima di troppo, ma ogni donna che viveva una situazione di rischio e invece è riuscita a uscire dalla violenza è una vita salvata e un passo avanti in questa battaglia».






