Un cambio culturale, lo stesso necessario per prevenire i femminicidi, è indispensabile anche per contrastare quell'oggettificazione della donna diffusa su gruppi online e siti sessisti, alcuni recentemente chiusi dopo anni di attività.

Fenomeni diversi, secondo Gino Cecchettin, presidente della Fondazione intitolata a sua figlia Giulia, vittima di femminicidio, ma che hanno la stessa radice.

È per questo che il cambiamento deve partire proprio dagli uomini, a cominciare dal linguaggio che può ferire, perché la violenza "non è solo quella fisica, è anche quella psicologica, quella verbale e bisogna fermarla fin dalle prime fasi della cosiddetta piramide della violenza di genere", ha sottolineato a margine della presentazione a Roma del protocollo siglato tra la Fondazione e Coop, nel segno della prevenzione e del contrasto alla violenza di genere.

Se il femminicidio e i siti sessisti, per Cecchettin, quindi, "non sono la stessa cosa" restano però "sullo stesso filo conduttore: dai comportamenti che sembrano 'banali' o goliardici, come gruppi online che diffondono immagini intime senza consenso o riducono le donne a oggetti, fino alle forme più gravi come i femminicidi". La radice, ha evidenziato poi all'ANSA, "è la stessa", cioè quella di una cultura "che considera la donna inferiore, controllabile e disponibile". Questo non significa che chi frequenta quel tipo di siti "diventerà violento" ma proprio quel modo di pensare "alimenta e normalizza un clima che può arrivare a tollerare anche la violenza estrema".