L'ultima volta sul palco dell'Ariston risale al 7 febbraio 2018: la voce incrinata dall'emozione, la rosa di seta bianca appuntata sullo smoking, Pippo Baudo sale in cattedra e recita la sua lettera d'amore a Sanremo, ripercorrendo la sua esperienza, lunga tredici festival: un record assoluto, una pagina di storia della tv italiana.

Del resto «il format di Sanremo l'ho inventato io», rivendicava Superpippo, che ha plasmato la formula in cinque serate e consacrato lo storico jingle 'Perché Sanremo è Sanremo' firmato da Pippo Caruso e Sergio Bardotti. L'esordio, al teatro del Casinò, nel 1968, con Louis Armstrong: «Fui costretto a cacciarlo», ricordava Baudo. Il mito del jazz era in gara con il brano Mi va di cantare. Qualcuno gli fece intendere che avrebbe dovuto fare un piccolo show per il pubblico italiano e quindi Armstrong, fiato alla tromba, attaccò O When The Saints Go Marchin' In, con tutta l'orchestra in piedi.

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Il debuttante Baudo, 31 anni, doveva però mandare avanti la serata. Su esortazione del patron del festival, Gianni Ravera, approfittò di una pausa per irrompere sul palco sventolando un fazzoletto bianco. Armstrong pensò che volesse asciugargli il sudore, ma Baudo gli batté la mano sulla spalla: «Please, Mister Satchmo», e praticamente gli sfilò lo strumento dalle mani. Infinita la serie dei talenti lanciati da quel palco, Andrea Bocelli, Laura Pausini, Giorgia, Eros Ramazzotti, imbattuti i record di ascolti ("fino al 74% con 17 milioni"), e poi le risate con Fiorello, Roberto Benigni, il trio Solenghi-Marchesini-Lopez. E ancora le lo star system della musica mondiale ospitato all'Ariston, da Madonna a Sharon Stone, che baciò, dai Queen ai Duran Duran fino a Whitney Houston e al suo celeberrimo bis.