Un Festival di Sanremo, quello del 1992, e due DopoFestival rispettivamente nello stesso anno e in quello successivo. E poi numerose ”ospitate”, partecipazioni fisse, serate speciali, premiazioni: in un trentennio, Alba Parietti ha lavorato molte volte con Pippo Baudo. Oggi, al grido di «Un grande personaggio non merita di essere ridotto a un santino», si smarca dal coro un po’ retorico degli omaggi che stanno accompagnando la scomparsa del conduttore. Preferisce ricordare «con la massima verità possibile» il suo rigore professionale, il suo indubbio potere e la complessità del rapporto che li ha uniti. «Io ti sarò sempre grata, nel bene e nel male, per avermi voluta, per avermi anche combattuta, ma soprattutto per avermi insegnato tanto», ha postato Alba. Aggiunge che lavorare con Pippo ha rappresentato «una scuola di sopravvivenza».
Cosa intende?
«Facendo televisione con lui, ho imparato a cavarmela in ogni circostanza. Al pari di mio padre, mi ha insegnato ad affrontare a viso aperto la paura».
Era così tremendo lavorare con Pippo?
«È stato il più grande. Il maestro di tutti: duro, esigente, ma capace di darti enormi possibilità».











