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15 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 15:03

I 184 paesi riuniti a Ginevra per mettere a punto il primo trattato internazionale per la lotta contro l’inquinamento da plastica non sono riusciti a raggiungere un accordo. Dopo oltre 10 giorni di intense trattative, sono state rispettate le più nere previsioni. I negoziati nella sede delle Nazioni Unite si sono conclusi senza un’intesa. Le divergenze riguardano questioni centrali: dai meccanismi di finanziamento, alla portata vincolante del testo, fino alla menzione degli effetti delle microplastiche sulla salute umana e perfino al titolo stesso del trattato. “Il mancato raggiungimento di un accordo deve essere un campanello d’allarme per il mondo intero: porre fine all’inquinamento da plastica significa affrontare direttamente gli interessi dei combustibili fossili“, ha affermato Greenpeace in un comunicato. Per Graham Forbes, capo delegazione dell’organizzazione ambientalista, “la crisi della plastica sta accelerando e l’industria petrolchimica è determinata a seppellirci per ottenere profitti a breve termine“.

Il trattato aveva l’obiettivo di ridurre la crescita esponenziale della produzione di plastica e imporre controlli globali e giuridicamente vincolanti sulle sostanze chimiche tossiche utilizzate per la produzione della plastica. Inger Andersen, direttore esecutivo del programma dell’Onu per l’ambiente, ha affermato che, nonostante le difficoltà e la delusione, “dobbiamo riconoscere che sono stati compiuti progressi significativi”. “Questo processo non si fermerà – ha affermato – ma è troppo presto per dire quanto tempo ci vorrà per arrivare a un accordo”. I negoziati avrebbero dovuto portare alla stesura del primo trattato giuridicamente vincolante sull’inquinamento da plastica, anche negli oceani. Ma proprio come nella riunione in Corea del Sud dello scorso anno, si sono conclusi in un nulla di fatto.