Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 8:11

di Greenpeace Italia

Ancora un rinvio. Dopo tre anni di negoziati e speranze, il percorso verso un Trattato globale contro l’inquinamento da plastica ha subito un nuovo stop. Durante l’incontro avvenuto dal 5 al 9 agosto 2025, a Ginevra, i 183 Paesi riuniti non sono riusciti a trovare un’intesa. A bloccare il processo sono stati soprattutto i Paesi produttori di petrolio, sostenuti dalla potente lobby dei combustibili fossili, preoccupati che i limiti alla produzione di plastica possano intaccare i loro interessi economici. Un braccio di ferro che, ancora una volta, mette a rischio il futuro del pianeta.

Lo scontro tra i Paesi – Il cuore del dibattito è stato questo: ridurre la produzione di plastica o puntare solo sul riciclo e la gestione dei rifiuti? La “High Ambition Coalition”, che riunisce circa 100 Paesi, ha spinto per introdurre limiti vincolanti alla produzione e all’uso di sostanze chimiche pericolose. Dall’altra parte, un gruppo ristretto ma influente di nazioni produttrici di petrolio – tra cui Stati Uniti, Cina, Russia e Arabia Saudita – ha fatto muro, difendendo soluzioni più deboli e concentrate soltanto su riciclo e smaltimento. Ma queste misure, da sole, non bastano: la sovrapproduzione di plastica è già fuori controllo e, secondo alcuni studi, potrebbe addirittura triplicare entro il 2050.