Oggi sapremo che ne sarà della plastica. Ma anche dei suoli e dei mari che ne risultano contaminati. Terminano infatti formalmente a Ginevra i negoziati iniziati il 5 agosto scorso e che avrebbero dovuto portare al primo trattato mondiale contro l'inquinamento da plastica, ma i colloqui si sono bloccati a poche dalla scadenza. Obiettivo dell’appuntamento voluto dall’Onu, redigere un trattato che disciplini alcuni punti fondamentali: la riduzione dei livelli di produzione di plastica monouso, il divieto di alcune delle sostanze chimiche più nocive presenti nella plastica, la definizione di linee guida universali per la progettazione di prodotti in plastica e la garanzia di finanziamenti per queste iniziative.
Divisioni e veti
Ma dopo nove giorni di trattative, le distanze tra i due principali schieramenti (nella città svizzera si confrontano i rappresentanti di 180 nazioni) sembrano ancora incolmabili. Quasi 100 paesi respingono la bozza di trattato definendola "poco ambiziosa" oppure "inadeguata". A frenare è soprattutto il blocco dei Paesi produttori di petrolio, guidati da Arabia Saudita, Russia e Iran, e di cui fanno parte anche Kuwait, Egitto, Kazakistan e Azerbaigian. I loro delegati si oppongono a qualsiasi misura di tagli alla produzione della plastica, proponendo che invece, per ridurre l’inquinamento, si potenzi il riciclo dei rifiuti. Sulla stessa posizione si collocano anche gli Stati Uniti.












