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In città d’agosto non si usciva neanche a prendere il gelato, tanto i bar erano chiusi. Negli anni Ottanta ascoltavamo Self Control e Fotoromanza. Dormicchiavamo nei poggioli, le tende tirate giù, in prendisole; sfogliavamo giornaletti, incollavamo fotografie; aspettando. A volte bisognava uscire per forza a comprare qualcosa, ma tutti i negozi erano chiusi. Bisognava trovare quelli aperti. In quelle passeggiate di periferia le ombre erano nere e il sole pareva fissato con una puntina da disegno. Nelle vetrine del centro i manichini erano nudi; la fontana della piazza principale spenta, in un deserto di pietra.
Oggi la fontana di piazza De Ferrari a Genova è circondata da fontanelle che invitano i turisti al pediluvio e infatti è piena di turisti che fanno il pediluvio. Anche la piazza è cambiata. La sera, sulla facciata del palazzo della Regione si accende uno schermo luminoso che racconta cosa di bello c’è in giro. Anche i residenti fanno cose da turisti; i turisti cercano di fare cose da residenti. C’è sempre gente per le strade. I supermercati sono sempre aperti anche in periferia. La città non si svuota e non si libera mai del tutto, tranne che in certi quartieri, non languisce, o forse lo fa solo nei giorni attorno a Ferragosto.













