Agosto richiama città deserte e servizi pubblici ridotti al minimo. Quest’anno, poi, l’estate più calda di sempre ha spinto chiunque ne aveva le possibilità a lasciare cemento e palazzoni. Camminare per le vie di Torino, Milano o Roma è come entrare in un quadro de Chirico. Di fronte alla luce accecante, l’oscurità diventa un valore; forse per questo, o più prosaicamente, grazie ad efficienti impianti di aria condizionata, le sale cinematografiche, che un tempo a luglio e agosto si svuotavano, sono diventate estremamente popolari. Da qualche anno gli “studios” hanno puntato sulla stagione estiva per lanciare i loro prodotti di punta e, a giudicare dai numeri e dai premi raccolti, hanno ragione. Dopo Barbie e Oppenheimer, Odissea e Spider Man sono i nuovi tormentoni estivi.

Nell’anno in cui la mostra di Venezia fa i conti con il disimpegno delle piattaforme - una parentesi o un cambio di rotta? - la sala cinematografica vive una estate particolarmente felice. Lasciando da parte i ragionamenti sul valore culturale di una programmazione che concentra il 90% del pubblico in due film, mi vorrei soffermare sul significato che questa tendenza, seppure effimera, porta con sé. Per molti giovani andare al cinema è un’esperienza inconsueta: con il buio imperante e un fascio luminoso che indirizza lo sguardo il film in sala impone uno stato di concentrazione innaturale. Soprattutto per chi è abituato a scrollare contenuti della durata di qualche secondo. Ma forse proprio per questo funziona: di tanto in tanto fa piacere essere rapiti al flusso di immagini dai messaggi molto diretti per vivere un’esperienza più complessa, che non riflette la nostra ma ci proietta in un altro universo. Se il cinema in sala è un’attività non più abituale ma un evento, ecco allora che quando questa eccezionalità viene certificata da fattori concreti essa decuplica il suo fascino. A Melzo, in una delle sale meglio attrezzata d’Italia, le proiezioni dell’Odissea in 70mm (la versione che aveva in mente Nolan) si devono prenotare con largo anticipo. Lo stesso accade negli Stati Uniti, dove la vecchia pellicola è tornata di moda. Come il vinile.