Otutto o niente. Il leit motiv che decanta, a ragione, una «Torino piena di cultura» vale 11 mesi all’anno. E poi si spegne ad agosto lasciando assetati, e un po’ delusi, turisti e torinesi. L’effetto è drastico. Il vuoto di offerta stride, per contraccolpo, rispetto alla grande abbuffata autunnale (tra Artissima e Tff), alla primavera felice (tra Jazz e Salone del libro), e a un luglio – questo sì – ricco di cinema sotto le stelle, teatro su “prato inglese” e grandi concerti, con date che addirittura si sovrappongono tra stadio e festival estivi.

Il vuoto culturale di agosto

Poi tutto svapora. I calendari si svuotano, i teatri chiudono, le arene sbaraccano, nei locali (quelli rimasti aperti) sopravvivono i dj ad animare serate amarcord. È vero, la festa mobile si trasferisce in quota: da Bardonecchia a Sauze, dal Forte di Exilles a quello di Fenestrelle, piccole rassegne soddisfano, ad agosto, gli affamati di cultura e spettacoli, i pendolari delle vacanze, i torinesi delle seconde case. Ma è un’altra storia, e un’altra geografia.

Una città in modalità aerea

La città, invece, si assopisce “in modalità aerea”. Per chi resta, va detto, ci sono comunque i musei, tante biblioteche aperte (chapeau) e sparuti eventi anche nel giorno di Ferragosto.