Da anni molti turisti stranieri che decidono di venire in Italia a passare le vacanze nelle settimane centrali di agosto assistono a uno scenario che per loro è davvero difficile da spiegare: città con le strade vuote; ristoranti, bar, negozi chiusi; uffici deserti; case che sembrano disabitate. Uno scenario con qualche tratto distopico ma allo stesso tempo non del tutto sgradevole, dal momento che i turisti sembrano gli unici abitanti di queste lande desolate.

L’Italia non è l’unico Paese al mondo in cui, in un certo periodo dell’anno, chiude tutto – o quasi. Spagna e Grecia condividono con noi un generale rallentamento agostano delle attività lavorative, ma in Italia la tradizione sembra un po’ più radicata. Ma da dove si origina questo fenomeno? Quali sono le sue cause, le sue evoluzioni e cosa dice in fondo di noi e del nostro rapporto col lavoro?

In Italia le vacanze estive fanno perno intorno a Ferragosto fin dal 1931: anno in cui il regime fascista iniziò a mettere a disposizione treni speciali per permettere alle famiglie delle maggiori città italiane di andare in villeggiatura o in colonia. In un certo senso, quello fu il momento in cui nacque il turismo di massa: un’industria che poi nel nostro Paese ha assunto un ruolo sempre più importante.