Non era ancora salito a vedere il tornello in cima al Seceda. «Certo che fa impressione, ma me la fanno ancora di più i sentieri qui attorno lastricati con gli autobloccanti». Antonio Montani, architetto e presidente nazionale del Club alpino italiano, si muove un po’ spaesato su questo reticolo di camminamenti «protetti» dal cemento a 2.500 metri, due fili di fettucce in plastica per impedire che la gente invada i campi già tagliati. In questa settimana di Ferragosto sono migliaia i turisti che arrivano ogni giorno fin quassù grazie alla funivia. Colpo d’occhio quasi balneare: baite strapiene con sdraio, ombrelloni e perfino pouf per ammirare comodi la magnifica corona di vette dolomitiche. Tantissimi stranieri, orientali con parasole e sandali, arabi con telefonini in mano, nessuno rinuncia a un selfie. «Questa non è più montagna» è categorico Montani. Poi aggiunge quella che sembra una provocazione ma non lo è: «Il Cai non dovrebbe più occuparsi di luoghi come questi, ma dell’altra montagna. Per evitare che anche lì si verifichino fenomeni di questo tipo».
«Selfie, code e turisti: non è più montagna. E il vero assalto deve ancora arrivare»
Con il presidente del Cai Antonio Montani tra i luoghi più affollati delle Dolomiti: «Siamo senza difese, la gente deve imparare a camminare di più»













