Roma, 12 ago. (askanews) – Mentre i leader europei chiedono compattamente, ad eccezione dell’ungherese Viktor Orban, che il negoziato sull’Ucraina abbia come premessa il cessate il fuoco o almeno la riduzione delle ostilità quello che non manca, in questi caldissimi giorni che precedono l’incontro di venerdì prossimo tra il presidente americano Donald Trump e quello russo Vladimir Putin, è un’escalation delle preoccupazioni. E’ preoccupato, ovviamente, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky – che confida in un “approccio attivo” dell’Ue per una “pace giusta” -, sono preoccupate le cancellerie europee.
Sono ore di contatti tra i diversi governi europei che condividono il timore che Washington possa imporre termini di pace sfavorevoli a Kiev, premiando di fatto la Russia. Trump stesso ha parlato della possibilità di “qualche scambio di territori a vantaggio di entrambe le parti” e già si sono levate voci contro soluzioni stile “Monopoli”.
Intanto la premessa per cui si è spesa anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel colloquio di ieri con Trump è che il negoziato si apra con un conflitto se non archiviato, almeno congelato. Per dirla con le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani, questa sarebbe “la condizione preliminare per un vero negoziato”. Ma Kiev non sarà presente al summit in Alaska e quindi tutto è nelle mani di Trump. Centrale è la questione dei confini per i quali i leader europei hanno chiesto che si rispettino “il diritto internazionale, l’integrità territoriale dell’Ucraina” e scatti quindi “il divieto di modificarli con la forza”. Capitolo molto delicato questo, considerando anche il fatto che l’Ucraina è un paese che nel giugno dell’anno scorso ha avviato i negoziati di adesione all’Ue. Bruxelles ha adottato un percorso per così dire “accelerato” e von der Leyen vorrebbe chiudere tutti i capitoli della trattativa entro il 2025. Proprio l’ingresso nell’Unione, secondo indiscrezioni, sarebbe il ‘benefit’ che il tycoon vorrebbe proporre a Zelensky in cambio della cessione di alcuni territori. Una possibilità, però, che non sembra tenere conto di un problema: contro l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue c’è l’aperta contrarietà di Orban (molto vicino alle posizioni di Putin) e quella, probabile, dello slovacco Robert Fico. Due voti determinanti dato che i 27 dovranno esprimersi all’unanimità.
















