Di quale patologia soffrano i “No Ponte”, ovvero quei signori che ieri hanno paralizzato le strade di Messina perché vorrebbero tornare all’era della pietra, non è dato sapere. Ma una cosa è certa: sono dei bugiardi cronici. Nel senso che tutte le tesi che usano per smontare l’avveniristico progetto sono bufale belle e buone. Dalla questione ambientale alle sempiterne mafie, dai costi del pedaggio al ruolo di Matteo Salvini.

«No, il Ponte no! I cantieri inquinano!». I contrari all’infrastruttura, però, forse non si sono mai chiesti quale sia l’attuale impatto ambientale, sia per l’acqua che per l’aria, dei duemila traghetti che attraversano lo Stretto ogni settimana. Esiste infatti uno studio condotto dall’associazione Rete Civica per le Infrastrutture nel Mezzogiorno- il primo a calcolare la differenza tra la quantità di anidride carbonica, ossidi e polveri sottili emessi attualmente e quella che si avrebbe con la realizzazione del Ponte - che sbertuccia i contrari. Con l’infrastruttura fatta e finita, si parla di un minimo di 149mila tonnellate di anidride carbonica in meno; 327 tonnellate di ossido di carbonio in meno; 748 tonnellate di ossido di azoto in meno; 82 tonnellate di composti organici volatili in meno; 117 tonnellate di polveri sottili in meno; cinque tonnellate di ossidi di zolfo in meno. Pare poco? E poi un’altra domanda, retorica, ai “signor no”: pesci e delfini sarebbero più sicuri a nuotare in mezzo alla tratta delle navi oppure con macchine e treni a sfrecciare sopra di loro?