I recenti casi di botulismo, coi due morti a Diamante (CS) e il terzo morto a Cagliari, hanno riacceso l’attenzione sul botulino. Il termine, che traduce il latino scientifico (bacillus) botulinus, risale a una voce già documentata nel latino classico (botulus), e forse di origine osca, per dire “salsiccia” (Petronio), “intestino” (Claudiano) o “budello” (anche con valore osceno, in Tertulliano). Lo Zingarelli (2026) fa nascere botulino nel 1955, ma in realtà la parola è attestata per la prima volta già quasi un secolo prima: «Da molto tempo funesti avvenimenti hanno dimostrato che nei sanguinacci affumicati, nelle carni porcine e vitelline tagliuzzate per alimento e conservate da qualche tempo si producono principii velenosi che riescono prontamente mortali, senza che si sia potuto finora determinare la vera natura dei medesimi. Eguale osservazione venne fatta in varie specie di pesci e di altri alimenti animali. Il sig.
Van der Corput, in un opuscolo presentato all’Accademia nostra, (...) tesse un’accurata storia delle principali osservazioni relative, cominciando da quelle pubblicate negli Atti dei curiosi della natura per il 1735, per le quali si attribuivano i funesti accidenti su ricordati ad un veleno detto botulino» (Carlo Demaria, adunanza del 16 luglio 1858, “Giornale della R. Accademia Medico-chirurgica di Torino”, serie seconda, anno XII, vol. XXXIII, 1858, p. 112 sg.).











