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Il piano di Israele per occupare la città di Gaza è stato contestato dai paesi dell’Unione europea, da molti governi di paesi a maggioranza musulmana, dalle famiglie degli ostaggi israeliani catturati da Hamas e anche da vari gruppi che rappresentano la comunità ebraica negli Stati Uniti, comprese organizzazioni che solitamente non criticano il governo israeliano. Domenica il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà in via straordinaria per discutere il piano del primo ministro Benjamin Netanyahu, su iniziativa del Regno Unito.
Venerdì, dopo l’approvazione del piano da parte del governo di Netanyahu, i ministri degli Esteri di Australia, Germania, Italia, Nuova Zelanda e Regno Unito hanno diffuso un comunicato congiunto per «rifiutare con forza» le intenzioni di Israele perché «aggraveranno la catastrofica situazione umanitaria» nella Striscia di Gaza, «metteranno in pericolo le vite degli ostaggi» e «aumenteranno il rischio di trasferimenti di massa di civili».
Il comunicato dei cinque paesi dice anche che il piano di Israele rischia di violare il diritto internazionale e ricorda che ogni tentativo di annessione o di colonizzazione del territorio della Striscia da parte di Israele ne sarebbe una violazione. In un’intervista al canale statunitense Fox News, Netanyahu ha sostenuto che Israele intende espandere l’occupazione della Striscia per tentare di distruggere Hamas, ma non per governare il territorio, che a suo dire vorrebbe «cedere a forze arabe». Non ha però specificato a chi si riferisse, considerando che il piano per l’occupazione di Gaza prevede l’istituzione di un governo che non coinvolga né Hamas né l’Autorità Nazionale Palestinese, che controlla parte della Cisgiordania.














