Arrivo nell’appartamento di Kazuo Ishiguro in pieno centro a Londra in una giornata grigia, e vengo immediatamente avvolto da un ambiente silenzioso, confortevole e tranquillo: le luci sono soffuse, il mobilio bianco, e il caffè, preparato dalla moglie di Ishiguro, Lorna, prima di lasciarci per recarsi al cinema, è caldo e squisito. Ishiguro, che ha 70 anni ed è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura nonché del cavalierato, si è preoccupato di recuperare delle torte raffinate e si mostra subito premuroso. Ho fame? Sono preoccupato che il mio dispositivo possa non registrare la nostra conversazione?
È la stessa attenzione ad ogni più piccolo dettaglio, anche il più banale, che risulta evidente in ogni suo lavoro. Da Gli inconsolabili a Quel che resta del giorno, Ishiguro è il creatore di opere di narrativa tra le più inquietanti e memorabili degli ultimi 40 anni. Probabilmente, però, nessuno dei suoi libri è amato più del suo sesto romanzo, Non lasciarmi, che ha battuto tutti gli altri per copie vendute ed è stato adattato non solo per una pellicola di grande successo, ma ora anche per una produzione teatrale.
Ancora capace di catturare nuovi lettori a 20 anni dalla sua pubblicazione, l’autore attribuisce al romanzo il merito di aver avviato una riflessione e un’indagine tematica che hanno plasmato i lavori successivi, Il gigante sepolto risalente a una decina di anni fa e Klara e il Sole del 2021. Ishiguro ritiene che tutti e tre questi romanzi girino intorno a un fatto tanto basilare quanto ineluttabile: siamo tutti destinati a morire, eppure dobbiamo vivere come se non lo fossimo. Non lasciarmi è ambientato in una società in cui si clonano bambini per rendere disponibili organi sani al fine di prolungare la vita altrui; dopo due o tre “donazioni” forzate, i donatori “completano” il ciclo oppure muoiono. Tra di loro, però, circolano voci secondo cui in alcuni casi, per esempio se si è in grado di dimostrarsi realmente innamorati, sia possibile godere dell’esenzione dall’iter, ottenendo la possibilità di vivere.







