Questa intervista stava per saltare. Quando lo incontriamo, poco lontano dalla londinese Regent’s Street, David Szalay ha mal di gola e raffreddore: «Non un gran tempismo, vero? Ma sono felice». Perché lo scrittore anglo.magiaro, nato 51 anni fa a Montreal da madre canadese e padre ungherese, infanzia a Beirut, laurea a Oxford, anni tra Londra, Bruxelles, in Ungheria e infine una casa a Vienna, dove vive con moglie e due figli, lo scorso lunedì sera ha vinto il prestigioso Premio Booker. Ovvero il massimo riconoscimento per la letteratura in lingua inglese, con un premio di oltre 50mila sterline.
Premio Booker, vince l’ungherese-britannico David Szalay con il romanzo “Nella carne”
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera
Szalay, volto alla Modigliani e occhi glaciali, ha trionfato grazie al suo spietato romanzo Nella carne (edito in Italia da Adelphi, come tutti i suoi libri). Un martellante e implacabile Bildungsroman che ha per protagonista il telegrafico István, 15enne delle periferie ungheresi che si trasferisce in Inghilterra, in un ottovolante di felicità e disperazione. L’irlandese Roddy Doyle, presidente di giuria, l’ha definita «un’opera mai letta prima: una meditazione su classe, potere, intimità, migrazione e mascolinità».










