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Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge per regolamentare l’uso dei farmaci per la disforia di genere da parte di preadolescenti e adolescenti transgender. Il ddl non è ancora stato depositato in parlamento, ma è già stato contestato da alcuni attivisti per i diritti delle persone trans sulla base di una versione del testo diffusa da alcuni siti di notizie e delle anticipazioni pubblicate dallo stesso governo.

Le critiche riguardano principalmente tre aspetti. Il primo è l’istituzione di un registro nazionale di informazioni sulla salute dei pazienti a cui vengono somministrati questi farmaci, perché viene visto come una possibile “schedatura” delle persone trans giovani. Il secondo riguarda il fatto che verrebbero sostanzialmente equiparate le terapie che oggi vengono prescritte alle persone minorenni già sviluppate sessualmente (cioè gli ormoni mascolinizzanti e femminilizzanti) e quelle che vengono prescritte ai preadolescenti non ancora sviluppati sessualmente, cioè i cosiddetti bloccanti della pubertà. Il terzo aspetto ritenuto critico è che per la prescrizione dei bloccanti sia necessaria una diagnosi e dei percorsi «psicologici, psicoterapeutici ed eventualmente psichiatrici».