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6 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 9:58

Un registro nazionale dei minori transgender, il passaggio obbligato da un comitato etico, diagnosi e autorizzazioni centralizzate. È questo il cuore del disegno di legge per introdurre “disposizioni per l’appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere”, approvato il 4 agosto dal governo Meloni e firmato dai ministri della Salute e della Famiglia Orazio Schillaci ed Eugenia Roccella: una stretta senza precedenti sui percorsi di affermazione di genere per i minori. Un provvedimento che non è ancora stato depositato in Parlamento ma che ha già fatto insorgere attivisti e associazioni che da anni si occupano di diritti di persone trans e che quindi conoscono bene quali sono le problematiche. Secondo queste realtà, il ddl somiglia più a una forma di controllo ideologico che a una reale tutela sanitaria.

Nella sostanza, la norma introduce un percorso più rigido: diagnosi obbligatoria da parte di una équipe multidisciplinare, documentazione dei percorsi psicologici e psichiatrici svolti, attesa di nuovi protocolli clinici del Ministero e, nel frattempo, via libera solo con l’assenso del Comitato etico nazionale pediatrico. Tutto ciò per poter somministrare bloccanti della pubertà e ormoni mascolinizzanti o femminilizzanti. In più, prevede un registro nazionale dell’Aifa, con prescrizione e dispensazione dei farmaci in farmacia ospedaliera. Un dossier ogni sei mesi al ministero della Salute, con informazioni cliniche, diagnosi, comorbilità e follow-up. Il tutto sotto la lente di un tavolo tecnico che ha il compito di valutare l’analisi semestrale dell’Aifa e, ogni tre anni, trasmettere una relazione al Parlamento.